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AL VIA A BUONABITACOLO LA MOSTRA "TRANSITORY" DI ARTURO IANNIELLO

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AL VIA A BUONABITACOLO LA MOSTRA "TRANSITORY" DI ARTURO IANNIELLO
transitory
Evento dal 08-08-2014
al 07-09-2014

Dall’8 agosto al 7 settembre 2014 si terrà a Buonabitacolo, nello splendido complesso monumentale di Palazzo Picinni-Leopardi e in piazza Sandro Pertini, la mostra dell’artista teggianese Arturo Ianniello, curata da Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore, responsabili della galleria partenopea "1 Opera" e di Largo Baracche art space.
L'allestimento della mostra sarà accompagnato dal testo critico di Sonia D'Alto e da una sonorizzazione composta da Pasquale Citera.

Per l’artista valdianese sarà un ritorno alla propria terra. A Buonabitacolo presenterà alcuni dei primi lavori che corrispondono alla scoperta del "suo metallo" arrugginito e recuperato da antiche botteghe artigiane, da fattorie abbandonate, da siti d'archeologia industriale del Vallo di Diano e dei Monti Alburni. Materiali ai quali Ianniello restituisce forma e vita.



Notizie sulla mostra

E' un ritorno alla propria terra per Ianniello che presenterà alcuni dei primi lavori che corrispondono alla scoperta del "suo metallo" arrugginito e recuperato in siti d'archeologia industriale e ripercorrendo le tappe primarie del lavoro fatto sino ad ora attraverso le "Superfici Tempo" arriverà al primo lavoro di questa nuova serie appena cominciata, "Finis Terrae".La terra intesa come spazio e come tempo, significa spesso il luogo in cui si è cresciuti, dove lo sguardo ha creato la sostanza personale, o almeno buona parte di essa. In alcuni casi però si è capaci di rendere familiari anche quegli oggetti a noi sconosciuti, nonostante facciano parte proprio di quella “terra” natìa. Il confine tra lo sconosciuto e il conosciuto diventa labile, soprattutto se interviene la fantasia o il tempo. Il passaggio è un salto leggero, un gioco infantile, un movimento sottile. La transitorietà accomuna questo percorso generale e molti altri più individuali. Raccoglierne le tracce è quindi scavare internamente e esternamente, nella vastità di ciò che ci circonda. Significa raccogliere la materia nel suo intimo, nella sua evanescenza, e quindi nel suo atto finale che, in un eterno ritorno, è già inizio di qualcos’altro. Il lavoro di Arturo Ianniello prende a carico la difficoltà e la bellezza di questa esperienza. Comporre il materiale con la materia di cui esso è fatto. Accumulare in una composizione definita e rigorosa, ai confini del minimale, tutta l’anarchia che la materia nasconde. Si tratta di restituire vita ad oggetti che già hanno vita, quindi di prestare loro una scena per garantirne l’ascolto visivo. Il palco che Ianniello costruisce è al confine tra provvisorio e stabile (ancora il “transitorio”), non presenta una specificità, ma anzi si inserisce tra la scultura e l’assemblaggio bidimensionale. Non sceglie i colori ma sceglie la materia colorata.


Notizie biografiche

Arturo Ianniello nasce a Teggiano (Salerno) nel 1982.
Approccia il mondo dell’arte da adolescente. Dopo la maturità, frequenta l’Accademia di belle arti di Napoli, presso la cattedra del prof. Ciriaco Campus, dove continua un suo percorso personale già intrapreso in precedenza dell’ingresso in Accademia.
La ricerca che Ianniello opera sui materiali punta soprattutto a un risultato di sintesi: il globale vi si fonde con il locale, la tradizione con l’avanguardia, il ready made con istanze costruttive e formali che ci riportano indietro nel tempo del fare artistico. E questo non accade per un ingenuo anacronismo, quanto piuttosto per una scelta ragionata e consapevole: quella di ripartire dagli anni ’50, epoca in cui si imponeva l’uso di materiali pesanti e “responsabili” come il metallo, che Ianniello ama particolarmente.




Notizie percorso artistico

Il modo di procedere di questo singolare scultore (ma sarebbe più appropriato, forse, chiamarlo pittore) contraddice la natura stessa dei materiali adottati: i metalli recuperati da Ianniello sono inquieti e senzienti, sospesi tra natura organica e oblio minerale, veri e preziosi ricettacoli di memoria. Provengono da antiche botteghe artigiane, da fattorie abbandonate, da giacimenti di archeologia industriale scovati in giro per le terre del Vallo di Diano e dei Monti Alburni. Il postmoderno cede il passo alla rivisitazione del moderno. L’ornamentale, il frivolo, il corrivo, sono lasciati alle spalle in nome dell’essenziale e del severo, del nucleare, dell’introspettivo. Le frequenti sovrapposizioni tra comparti pesanti e materiali leggeri, duttili, “caldi” (come le corde) si carica da un lato di sottili pregnanze simboliche (la “ricucitura” di un’identità ferita e insidiata, personale ma anche e soprattutto collettiva), mentre dall’altro è legittimamente accoglibile come espediente estetico, come puro elemento compositivo e strutturale. Perché anche la Sostanza, per Ianniello, non può prescindere mai dalla Forma. Nel suo lavoro rielabora e riconduce il visibile e l’invisibile ad uno strato più profondo della percezione, attingendo tra le pieghe della vita che lo circonda. Dall’interpretazione, emerge l’esigenza di una revisione intima che conduce l’osservatore a percorsi di meditate riflessioni. E’ l’introspezione il punto focale del suo lavoro. Sia per quanto riguarda la fruizione dell’opera, sia per il percorso creativo e i momenti di questo vissuti dall’autore. Le sue opere hanno un profondo valore esistenziale. Narrano di graffi sull’anima e di solitudini non espresse, di rabbia incontenibile e di torsioni emozionali.


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14-03-2014 -
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